Perchè usare
uno scanner a tamburo

La scansione a tamburo rappresenta l’apice dell’acquisizione digitale. Nessuno altro metodo è in grado di rivaleggiare in quanto a: risoluzione, range dinamico, incisione e riproduzione cromatica.

SERVIZI

Fotomoltiplicatori Vs CCD

Tutti gli scanner consumer e prosumer ma anche quelli di fascia alta come gli IMACON utilizzano i CCD, in parole povere sono sensori identici a quelli presenti in molte fotocamere digitali. Questo fa si che le immagini generate con questo metodo di scansione soffrano degli stessi problemi delle foto che scattiamo con le nostre macchine fotografiche digitali.

Oltre a una risoluzione ottica abbastanza bassa (se confrontata con quella di uno scanner a tamburo) sono evidenti i limiti per quanto riguarda la massima densità ottica leggibile, una bassa incisione delle immagini ma soprattutto la presenza di “rumore” che tende a rovinare la grana delle nostre amate pellicole analogiche.

La tecnologia dei Fotomoltiplicatori al contrario deriva direttamente dagli strumenti di analisi dedicati alla fisica nucleare e per questo è caratterizzata da una sensibilità estrema alla luce associata però all’assenza quasi totale di rumore.
Inoltre gran parte delle specifiche tecniche riportate dai costruttori di scanner CCD sono poco accurate, vengono infatti dichiarati dmax e risoluzioni spesso solo nominali.

Come è possibile vedere nel video per poter eseguire una scansione a tamburo è necessario montare il medium trasparente su un cilindro di acrilico. Questo viene effettuato creando un “sandwich” composto dal tamburo stesso, il medium e un’altra pellicola trasparente che chiude il tutto. Per massimizzare il range dinamico, l’incisione e ottimizzare la lettura della grana questi supporti sono “uniti” fra di loro attraverso un liquido.
Questo liquido (specificatamente creato per non danneggiare le pellicole) inoltre rimuove la polvere e addirittura riesce a entrare nei graffi della pellicola semplificando enormemente il lavoro di pulizia dei files. Inoltre la pellicola aderisce quindi perfettamente al piano di scansione/fuoco dei nostri Fotomoltiplicatori. Il risultato sono immagini dove la grana è sempre perfettamente a fuoco contrariamente a quanto succede con tutti gli altri scanner.
I risultati di questo tipo di tecnica di montaggio essendo derivanti da fattori fisici non sono in alcun modo riproducibili attraverso software e altre metodologie.

Lo scanner utilizzato in laboratorio è un ICG 370 di ultima generazione. La sua risoluzione massima ottica è di 12.000DPI e è in grado di generare files a 16 bit per canale.  Queste caratteristiche lo rendono in grado di ingrandimenti estremi. Per intenderci un formato 35mm rende un file a 16 bit equivalente a uno scattato con una full frame digitale (35mm) di 90 Megapixel.Se saliamo invece a pellicole 4×5 possiamo arrivare tranquillamente a stampare (senza alcun tipo di interpolazione) immagini oltre il formato 120x150cm.
Inoltre avendo un fotomoltiplicatore dedicato per canale (RGB) i colori vengono riprodotti in maniera più dinamica e pulita.

SERVIZI

File Lineari a 16 Bit

I files generati dal nostro scanner a tamburo vengono acquisiti senza bilanciamenti automatici o aumenti di sharpen. Sarà l’operatore (secondo le indicazioni dell’autore) a correggere manualmente l’immagine a partire da un file lineare invertito manualmente a 16 bit.
Questo flusso di lavoro permette un controllo totale sulle cromie e sulla struttura dell’immagine sfruttando così al massimo il range dinamico esteso dello scanner.

Il tempo e la perizia richiesti nel montare i medium sul tamburo di acrilico e nella successiva gestione e correzione del file sono senza dubbio uno dei motivi per cui questa tipologia di scansione è stata soppiantata da quella entry level/prosumer con CCD. Una scansione a tamburo, nonostante la sua forma digitale, è  un prodotto  artigianale nel quale un operatore dedicato e appositamente formato si occupa dei medium a lui affidati per poter rendere al meglio il loro contenuto. Inoltre il nostro operatore scanner è sempre a disposizione degli autori per eventuali chiarimenti e correzioni post acquisizione finalizzati alla stampa.