La stampa bianco e nero inkjet fine art negli ultimi anni ha fatto passi da giganti. Se si guarda all’evoluzione delle stampe mono cromatiche realizzate con questa tecnica notiamo una continua evoluzione. Nel passato le dominanti incrociate erano una costante e per cercare di evitarle si ricorreva a soluzioni complesse e alle volte fantasiose.

Grazie alle nuove stampanti e ai RIP che le comandano oggi siamo in grado di ottere ottime stampe in bianco e nero su qualsiasi tipo di carta fine art. Chi volesse tuttavia realizzare digitalmente stampe indistinguibili da quelle realizzate in camera oscura possiamo sempre utilizzare il nostro Ingranditore Digitale Durst Lambda con carte Ilford ai sali di argento a sviluppo manuale.

Il bianco e nero analogico è stato fino alla fine degli anni 90′ la vera “fotografia democratica” poichè praticamente tutti potevano sviluppare e persino stampare le proprie foto in bagno o in garage. Per questo motivo negli anni si è venuto a creare un enorme patrimonio di immagini che documenta puntualmente l’evoluzione dei nostri spazi e della nostra società.

In questo filone si inscrive il lavoro svolto dal Prof. Andrea Adami sul territorio della città di Pistoia. Adami oltre all’essere un docente particolarmente impegnato è un prolifico fotografo. In occasione dell’elezione a Capitale della Cultura di Pistoia il professore ha deciso di raccogliere le immagini più emblematiche che rappresentassero il passato di una città ormai cambiata. La sua scelta è ricaduta sul periodo degli anni 80′. E’ stata scelta questa finestra temporale proprio perchè rappresenta un passaggio critico verso la modernità.

Per trovare il materiale che fa parte di “PISTOIA ANNI 80′” il professor Dami ha recuperato dal suo archivio le foto più significative di cui erano solo rimaste le stampe. I supporti analogici sono stati poi scansiti e ulteriormente ottimizzati per la stampa in bianco e nero con la nostra Epson SureColor P20.000.
Le sue quattro chiavi di grigio e l’ottimizzazione dei profili per il bianco e nero tramite RIP ci hanno permesso di realizzare stampe estremamente ricche nei toni scuri e dettagliate nelle alte luci. Abbiamo scelto insieme all’autore ormai la classica Canson Infinity Baryta 301. Sia per le ottime densità che vi si raggiungono che per la certificazione Epson Digigraphie.
Abbiamo ottenuto così una serie di 20 immagini dal sapore anni 80′ che sembrano appena uscite dalla camera oscura.

La modernità delle cornici bianche a sbalzo e il montaggio su Dibond con galleggiamento a filo contrasta piacevolmente col sapore vintage delle immagini. Questa dissonanza ricontestualizza l’immagine e sottoline il ruolo fondamentale giocato dal montaggio e dalla cornice nell’economia della percezione di un’opera.