Il lavoro che abbiamo svolto insieme a Ornella Tondini riassume perfettamente la filosofia che guida il nostro laboratorio. Ornella è una fotografa e viaggiatrice attivissima fino dagli anni Settanta che si è rivolta al nostro laboratorio per poter digitalizzare, archiviare e stampare le sue serie fotografiche. Essendo un’autrice esclusivamente “analogica” il primo passo è stato quello di trovare insieme le tecniche di scansione e successivamente di stampa fine art più adatte alle sue necessità. Si è trattato quindi di un lavoro di relazione abbastanza lungo che però ha gettato le basi per una solida collaborazione.

Ornella voleva realizzare una mostra fotografica con stampe di grande formato  con dei negativi bianco e nero scattati alla fine degli anni Settanta a Filicudi. Il fulcro di questa serie fotografica sono dei ritratti ambientati agli abitanti dell’isola nella quale Ornella ha vissuto per ben due anni. Si tratta quindi di una serie intima e estremamente pensata e interamente scattata con una Leica M3 quasi sempre a mano libera.
Una volta aperti i folder contenenti i negativi vecchi di 30 anni ci siamo trovati davanti una mole di materiale ricchissimo. Dopo un veloce editing  abbiamo individuato la tecnologia di scansione migliore per questo progetto.
A tale riguardo abbiamo scansito lo stesso negativo sia con  IMACON che col nostro scanner a tamburo ICG. Una volta elaborati i files con lo stesso flusso di lavoro abbiamo proceduto con delle test print per confrontare: incisione, grana e passaggi tonali. La scelta è ricaduta quasi subito sullo scanner a tamburo per la sua capacità di restituire profondità e una grana naturale all’immagine.

Una volta risolta la questione scansione negativi abbiamo scelto la tecnologia di stampa e i supporti più congeniali al contenuto delle immagini di Ornella. Dopo diverse prove su varie carte fotografiche fine art la scelta è ricaduta su una classicissima Canson Baryta grazie alla sua capacità di ottenere neri molto profondi e passaggi tonali estremamente piacevoli. Grazie all’utilizzo di un Software RIP e a una profilatura ad hoc per le immagini monocromatiche riusciamo a realizzare stampe neutre e che soprattutto rispettano il contrasto e i passaggi tonali voluti dall’autore.
L’ultimo step decisionale è stato quello relativo alla presentazione e all’allestimento. Dopo un calcolo degli spazi disponibili abbiamo optato per due formati di stampa e cioè 100×150 e 50×75 con le stampe montate su dibond mediante biadesivo museale. In tutto siamo arrivati a ben cinquanta opere su dibond con struttura in alluminio per montaggio a muro.

Terminata la fase progettuale abbiamo cominciato con la scansione a tamburo dei negativi. Questa è una fase estremamente delicata che prevede prima di tutto la pulizia delle trasparenze analogiche con prodotti museali certificati. Una volta rimossa polvere, concrezioni e impurità la trasparenza è pronta a essere “montata” sul tamburo mediante un apposito liquido di montaggio che ne garantirà la massima aderenza e una lettura della densità massima aumentata. Il tutto produce immagini finali estremamente nitide e con un range dinamico estremamente ricco che poi ci darà la possibilità in post produzione di gestire il contrasto in maniera ottimale.
Una volta rese “digitali” le immagini è arrivato il momento della camera oscura digitale. Dopo aver rimosso digitalmente le ultime imperfezioni dei negativi (grandemente mitigate dal montaggio con liquido) insieme all’autrice abbiamo lavorato le immagini una a una. Trattandosi di scansioni lineari il ricchissimo range dinamico ha dato la possibilità a Ornella di gestire in maniera estremamente personale il contrasto delle immagini. Il tutto è stato poi rifinito applicando un ulteriore contrasto col metodo della selezione da canale della maschera di luminosità. Il tipo di lavorazione è stato estremamente controllato in quanto abbiamo cercato di mantenere un tono e un mood uniforme in tutta la serie.
Molto spesso la parte più difficile è non cedere alle lusinghe delle possibilità offerte dalla post produzione digitale. Per questo motivo all’inizio della preparazione di ogni serie fotografica scegliamo un numero ben definito di strumenti che diventano poi il centro di un flusso di lavoro.
Trasformare in opere immagini realizzate nei primissimi anni ottanta e che parlano di una realtà ormai lontana sia temporalmente che socialmente ci ha dato una grandissima soddisfazione. Questo tipo di lavori creano un legame fra l’autore e lo stampatore poiché nelle ore passate a lavorare le immagini si finisce col parlare scoprendo così il lato umano della fotografia.
Avere il lusso e il tempo di stabilire questo tipo di relazioni è un grandissimo aiuto che ci permette di realizzare opere all’interno delle quali è presente la visione e l’emozione dell’autore.

Il risultato è stata una serie di stampe di grande formato Epson Digigraphie su carta cotone museale Canson Baryta che hanno lasciato stupiti i moltissimi partecipanti alla mostra “L’Isola Calvaria” che si è tenuta presso lo spazio OCRA di Montalcino e che presto verrà riproposta in molte città italiane.