BIANCO E NERO

SU CARTA COTONE MATTE?

Potenzialità di una scelta non banale.

Alla ricerca della carta fotografica perfetta...

Grazie alle incredibili evoluzioni della STAMPA FINE ART i plotter inkjet di ultima generazione opportunamente gestiti e profilati sono in grado di realizzare fantastiche fine art print bianco e nero.
Il nostro continuo percorso di aggiornamento in fatto di attrezzature ci ha portato a dotarci delle ultime stampanti fine art sia di casa Epson che Canon. Questo è dovuto al fatto che non esiste una stampante "superiore" ma soluzioni complesse a problematiche e desideri altrettanto complessi.
Inoltre la nostra scelta di continuare a usare anche un INGRANDITORE DIGITALE per la stampa bianco e nero ai sali di argento e dell'annessa camera oscura rientra in questa filosofia di lavoro.

Come abbiamo visto il nostro laboratorio fotografico offre sia l'opzione giclée che quella prettamente fotografica a chi vuole trasformare le sue immagini bianco e nero in fine arti print uniche.
Questo alle volte crea molta confusione poiché siamo portati a pensare che esista una "unica soluzione". Allora comincia una spasmodica ricerca che sfocia spesso in pedanti tecnicismi legati alla risoluzione massima di un certo tipo di carta e alle sue densità massime.
Chiaramente il nostro ruolo è anche quello di consulenti e non solo di stampatori. Per questo chi visita il nostro laboratorio è invitato a vedere e toccare un gran numero di prove di stampa su supporti diversi che esemplificano le caratteristiche uniche di ciascuno di loro.

La stampa inkjet bianco e nero inoltre non permette sbagli di calibrazione o di profilazione delle stampanti. Erroneamente si pensa che la stampa monocromatica sia più semplice poiché appunto non ha cromie da rispettare ma solo una curva di contrasto.
Il problema è che se il bianco e nero non è perfettamente neutro o tonalizzato sapientemente le tendenze e le dominanti diventano drammaticamente visibili. 
Immaginiamoci una foto di un paesaggio collinare durante una bella giornata, pochi si accorgerebbero se la stampa è leggermente più calda o più fredda poichè l'errore spalmato sulle mille tonalità del soggetto andrebbe a confondersi cosa impossibile in uno scatto monocromatico.

Grazie alla tecnologia inkjet è possibile stampare in maniera eccellente sia su carte luster come la famiglia delle baritate che su quelle matte. Ai tempi della fotografia analogica stampare su carte matte in fibra era un processo decisamente complesso che richiedeva abilità non solo chimiche ma anche manuali.
La stampa fine art giclée ha aperto quindi la possibilità di stampare praticamente su qualsiasi tipo di supporto: dalla carta ultra lucida a quella martellata da incisione. Come destreggiarsi in questa giungla di possibilità?

Un case study può essere il lavoro del nostro amico Marco Paoli che si affida al nostro laboratorio ormai da più un decennio. Nel video potete vedere l'ultima opera che abbiamo prodotto per lui sulla sua carta preferita e cioè la Epson Hotpress Bright White. Si tratta esattamente di una carta fine art matt le cui caratteristiche sono apparentemente in contro tendenza la tipica stampa bianco e nero.

Marco Paoli è un fotografo estremamente eclettico che nella sua lunga carriera ha fotografato i luoghi più belli e interessanti del pianeta spesso compiendo viaggi estremamente rischiosi e avventurosi.
Inoltre Marco è anche un grande appassionato di apparecchi fotografici e scatta tranquillamente con fotocamere Nikon, Leica e Hasselbald medio formato digitali. 
Una delle cose che apprezziamo di più del suo lavoro è appunto questa grande varietà di soggetti e  di formati. Prima di scattare infatti Marco selezione in maniera oculata l'attrezzatura da impiegare. Per molti ma non per tutti è ovvio che una Leica Monocrome funziona bene per ritratti e street mentre per scatti architettonici dove è fondamentale la risoluzione si deve ricorrere magari a un medio formato digitale.

Ci teniamo a dire che non esistono assoluti di qualità nello scatto come nelle tecnologie di stampa che utilizzeremo per trasformare le nostre immagini in opere finite.
Molti fotografi infatti sono portati a pensare che esiste una sorta di "formula magica" che in fase di stampa permette di enfatizzare i contenuti dell'immagine talvolta rendendo la foto ancora più bella...
Purtroppo tutto questo non è che una favola che troppo spesso gli uffici marketing ci raccontano! 

Abbiamo scelto il caso di Marco Paoli perché è emblematico dei bellissimi risultati che si possono ottenere lavorando in maniera empirica fuori dagli schemi pre costituiti. 
Nella parte seguente dell'articolo tratteremo nel dettaglio le differenze fra le carte luster e matte con un focus speciale sulla stampa bianco e nero.

Quale carta scegliere per il bianco e nero giclée?

Parlare di stampa fine art basandosi sui meri dati tecnici è come parlare di apparecchi fotografici e ottiche limitandosi alle loro specifiche. Questo approccio alla fotografia se da una parte è utile perché permette di fare confronti "scientifici" dall'altra non tiene assolutamente conto delle finalità di chi utilizza questi strumenti.

Il nostro è un laboratorio fotografico professionale e pertanto in questo blog dedichiamo il 99% degli articoli appunto alla stampa fine art. Tuttavia è importante tracciare un parallelo col mondo della fotografia scattata proprio per fare capire la nostra filosofia operativa che applichiamo in ogni lavoro.
I forum sono pieni di recensioni, tabelle comparative e forum dove si confrontano macchine fotografiche e obbiettivi per decretare quali siano i migliori. I difetti come il rumore dei sensori, le aberrazioni ottiche degli obbiettivi egli effetti di diffrazione possono fare guadagnare pessimi punteggi.
Tuttavia se guardiamo con attenzione le fotografie di tanti "maestri" scopriamo che essi sono stati capaci di declinare il difetto ottico di un certo obbiettivo o la grana grossa di un determinato tipo di pellicola/sensore in vere e proprie cifre stilistiche.
Lo stesso vale per il mondo della stampa fine art!

La scelta di una carta piuttosto che un altro è un processo conoscitivo che non di può e non si deve basare su parametri quali il gamut o il dmax di un certo supporto in relazione a una data stampante.
Quello che incoraggiamo noi grazie al nostro servizio di STAMPA COLLABORATIVA è una scelta consapevole che super il marketing e gli slogan dei trend setter (spesso pagati dalle stesse aziende). 
Tutto questo perché trasformare un'immagine e una visione in una stampa fine art è prima di tutto un processo emotivo che non deve essere vincolato da preconcetti e tecnicismi che il più delle volte sembrano oscuri dogmi.

Il caso di Marco Paoli riassume perfettamente questo nostro approccio alla stampa d'arte che non si basa su numeri astratti e dichiarazioni di conformità ma sulla nostra esperienza maturata in quaranta anni di lavoro quotidiano al fianco di fotografi come Marco Paoli.
Più che consigliare a noi piace fare scoprire ai nostri clienti il tipo di stampa e di finiture che meglio si adattano alla sua sensibilità e alla sua visione autoriale.
Per noi è infatti fondamentale non imporre il nostro gusto e le nostre opinioni ma fare maturare a chi si affida alla nostra esperienza la conoscenza delle possibilità offerte dalla stampa fine art.

Come è possibile vedere nel video di comparazione le differenze fra carta matte e luster si riassumono banalmente in un discorso di profondità dei neri, contrasto e di riflessione della luce.
Francamente non esiste una carta migliore e una peggiore per il bianco e nero perchè ogni immagine e ogni stile fotografico ha il suo tipo di carta.
E' infatti possibile realizzare fine art printi giclée su carte di giornale o carta velina da cartoleria e avere opere splendide!

L'opera di Marco Paoli presentata in questo articolo è stata realizzata su carta cotone matte Epson Hotpress Bright perché nella visione dell'artista le alte luci dovevano avere un sapore lattiginoso, quasi sognante. Chiaramente si poteva ottenere una stampa ancora più precisa andando a selezionare una carta baritata. E' importante però fermarsi e chiedersi un attimo se tutta questa precisione, dettaglio e incisione non vadano a discapito dell'estetica e dell'emozionalità dell'opera.

Quando guardiamo una fotografia all'inizio siamo attirati dal suo insieme e cioè da: composizione, contrasti/cromie e pesi. Col passare del tempo però se l'opera è degna del nostro tempo tendiamo a avvicinarci per andare a scoprirne i dettagli. 
Sembrerà scontato ma spesso le immagini più iconiche hanno pochissimi dettagli degni di nota e funzionano come un unicum perchè appunto esse non sono documentazioni ma visioni.

Chiaramente ogni autore ha la sua cifra stilistica (basti pensare alle spiagge di Massimo Vitali) ma è importante essere consapevoli di tutto questo per poter esaltare al massimo in fase di stampa le nostre immagini.
Con Marco Paoli questo è sempre molto facile poichè si tratta di un autore lavora con noi da quasi venti anni. In tutto questo tempo abbiamo avuto modo di evolverci parallelamente fornendo soluzioni alle sue esigenze espressive.
Questo rapporto simbiotico che si stabilisce con l'autore non è a senso unico infatti è proprio grazio a Marco che il nostro laboratorio fotografico ha avuto modo di sperimentare e poi adottare numerose lavorazioni esclusive che lo caratterizzano.

Sono sicuro che chi cercava un articolo con chart di confronto e grafici è rimasto deluso. Tuttavia quello che amiamo fare non è dare soluzioni pre confezionate ma spunti di riflessioni che nel medio e lungo periodo sicuramente possono portare a importanti passi avanti che saranno le basi sulle quali progettare opere uniche sia dal punto di vista tecnico che emozionale.

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