Fotografia Analogica
e
Stampa Fine Art
nella
Camera Oscura 2.0

Una Soluzione Ibrida per Qualità Senza Compromessi

Che senso ha scattare in pellicola nel 2020?

Scegliere di scattare su pellicola fotografica oggi è una scelta sicuramente coraggiosa e consapevole. La definisco una scelta coraggiosa poiché ci porta implicitamente a rinunciare a un sacco di comodità e scorciatoie messe a disposizione dagli incredibili sviluppi tecnici che si sono succeduti in questi ultimi decenni.
Votarsi alla fotografia analogica è una scelta coraggiosa perché il risultato non è sempre garantito. Infatti i passaggi che permettono di trasformare uno scatto su pellicola in una stampa fine art in linea con le aspettative del suo autore sono molteplici. Ognuno di essi comporta un passaggio obbligato che può andare a vanificare tutto l'impegno sia economico che temporale di chi ripeto coraggiosamente scatta in analogico.

Il nostro laboratorio fotografico essendo nato nei gloriosi anni 80' come centro specializzato nello sviluppo e stampa pellicole è in grado ancora oggi di fornire il massimo supporto a tutti i "fotografi analogici" che siano veterani o nuovi arrivati. 
Il SERVIZIO DI SVILUPPO PROFESSIONALE PELLICOLE che proponiamo si avvale di bagni sempre garantendo risultati costanti e di alto livello.  Per quanto riguarda il post sviluppo col nostro SCANNER A TAMBURO o SCANNER IMACON siamo in grado ottenere immagini a altissima risoluzione che rispettano le caratteristiche uniche della pellicola. Il comparto di STAMPA FINE ART poi si avvale sia di un INGRANDITORE DIGITALE DURST che delle ultime tecnologie inkjet sia di casa CANON che EPSON.

Ovviamente non si tratta solo di una questione tecnica ma anche di sensibilità e passione. Perché sempre più persone stanno (ri)scoprendo la fotografia analogica?
 
La fotografia analogica affascina perchè è un procedimento che rimane per certi versi "alchemico" nella sua fisicità. Siamo abituati ormai a un mondo totalmente digitale e virtuale dove difficilmente possiamo accedere e influire sulla complessità dei dispositivi tecnologici che ci circondano.
Quanti di noi saprebbero ad esempio aprire uno smartphone e modificarlo oppure semplicemente ripararlo?
La fotografia su pellicola ci "mette fra le mani" l'immagine scattata prima sotto forma di pellicola fotografica e poi se tutto va bene di stampa.
Con la pellicola siamo finalmente padroni della genesi fisica delle nostre immagini.

Partendo dalla scelta della pellicola: positiva/negativa, colore/bianconero, sensibilità/temperatura e marca il fotografo intraprende un percorso che non è reversibile. Infatti la nostra pellicola andrà a "registrare" secondo le sue peculiarità uniche i nostri scatti. Scegliere un supporto piuttosto di un altro quindi comporta un risultato estetico che viene "settato" dal fotografo a priori.
Oggi parliamo di differenze di tinta e contrasto fra i files Canon e Nikon mentre nel passato (che sta diventando nuovamente presente) si discuteva animatamente quale fra le centinaia di pellicole colore fosse la migliore per i ritratti o per i paesaggi e come gestire l'illuminazione a seconda del supporto fotografico scelto.
Per farla beve la pellicola fotografica sta al fotografo analogico come la scelta della tecnica pittorica sta al pittore.

Ma come ti starai già dicendo non è finita qui!
SVILUPPO PELLICOLE BIANCO E NERO
Ogni tipologia di pellicola ha una sua "anima" e è proprio questo che attrae consciamente o inconsciamente sempre più autori che la stanno riscoprendo. 
Per molti (soprattutto per i neofiti) l'anima della pellicola è costituita dalla grana.

Quante volte abbiamo sentito discussioni su quale tipo di grana fosse migliore per questo o quel tipo di soggetto fotografato?  La grana fotografica è ormai diventata parte integrante del linguaggio fotografico e viene scelta dagli autori con grande attenzione. 
La grana fotografica in realtà è sempre stato un "limite tecnico" della fotografia analogica che per tantissimi anni abbiamo cercato di eliminare. E' paradossale e estremamente interessante vederla diventare invece un vera e propria ossessione di chi scatta oggi in analogico. 
La fotografia digitale ha sempre invidiato la grana analogica, questo all'inizio era dovuto a sensori poco performanti che generavano uno sgradevole rumore di fondo.

Il tempo ci ha portato a avere sensori fotografici a altissime prestazioni che ormai vantano una grana veramente interessante che se opportunamente sfruttata e esaltata risulta funzionale.
Tuttavia questo non basta, infatti esistono decine di plug in e flussi di lavoro per creare una velleitaria grana analogica con la quale ingentilire i propri scatti digitali.

Un altro aspetto interessante della pellicola è la resa delle cromie e dei contrasti di base. Per parlare di questo importantissimo aspetto non basterebbero dieci articoli. Anche in questo caso la scelta di un determinato tipo di pellicola piuttosto di un'altera è in grado di generare due fotografie totalmente diverse partendo dalla stessa scena.
Per conoscere questo tipo di aspetti ci si può appoggiare a una ricchissima letteratura sia cartacea che online ma la cosa migliore rimane l'esperienza. Difficilmente si potrà capire quale tipo di pellicola si adatta di più alle nostre fotografie senza un'esperienza diretta.

Gran parte dei nuovi contatti che riceviamo legati al mondo dell'analogico arrivano a noi perché desiderosi di trovare un laboratorio fotografico che si occupi in maniera scrupolosa dello sviluppo delle loro pellicole. 
Questo è un aspetto che i veterani dell'analogico conoscono molto bene ma che purtroppo viene ignorato da chi si avvicina per la prima volta a questo mondo affascinante.
Non tutti sanno che lo sviluppo della pellicola è tanto importante quanto il corredo fotografico con cui si scatta. Sviluppare un negativo o un positivo non è come aprire un file in camera raw e esportarlo in photoshop. Minime variazioni di temperatura o l'utilizzo di chimici non perfettamente integri può rovinare irreparabilmente le immagini vanificando così il tempo e l'impegno che tutti noi mettiamo quando scattiamo in analogico.

Chi scatta su pellicola in genere lo fa per sfruttare al massimo le caratteristiche uniche del supporto fotografico che ha scelto ma come è possibile non perderle al momento della stampa?

TRASFORMARE LA SCANSIONE DA PERICOLOSO COLLO DI BOTTIGLIA IN RISORSA

Il fotografo che sceglie coraggiosamente di realizzare i suoi scatti in analogico per ottenere il massimo dalle sue immagini deve prestare attenzione a numerosi fattori e passaggi obbligati per non vanificare i suoi sforzi. Il nostro laboratorio fotografico grazie alla sua esperienza decennale offre una serie di servizi professionali che fanno passare il flusso di lavoro attraverso questi  "colli di bottiglia" in maniera totalmente fluida e controllata.

Il momento della scansione rappresenta un momento delicatissimo che è in grado di determinare non solo l'estetica ma la qualità della fine art print finale. Come abbiamo visto la bellezza della fotografia su pellicola sta nelle sue sfumature e nella sua matericità.
E' necessario quindi uno scanner e un flusso di lavoro che permetta di mantenere e anzi di esaltare queste caratteristiche uniche frutto di tanto sforzo e impegno.

Ma quali sono gli errori da evitare e quali tecnologie sono in grado di trasformare le nostre pellicole in stampe fine art di altissima qualità?
Negativi Bianco e Nero Pronti per la Scansione
I fattori che possono decretare il successo o il fallimento di una scansione sono molteplici e spesso sottovalutati.
Oggi esistono scanner per pellicole con prezzi veramente competitivi e dalle prestazioni interessanti come ad esempio gli scanner piani Epson serie V.
Queste soluzioni "casalinghe" nonostante la loro facilità di utilizzo e i file di grandi dimensioni che possono produrre tuttavia non sono capaci di rendere al meglio le caratteristiche uniche delle nostre amate pellicole.


Come prima cosa dobbiamo dire che un file di grandi dimensioni non è sinonimo di scansione professionale o di qualità. Immaginiamoci di scattare con un dorso digitale da 100 Megapixel utilizzando però un obbiettivo di bassissima qualità. Quello che otterremo è un'immagine a altissima risoluzione (per quanto riguarda il numero di pixel) ma a bassissima risolvenza. In parole avremo tanti pixel ma dettagli scarsissimi.
Lo stesso vale per le scansioni.
In alcuni casi è meglio avere risoluzioni contenute ma generate con scanner professionali piuttosto che file giganteschi impastati e privi di dettaglio e tridimensionalità.
Dobbiamo considerare che scansione professionale è una "fotografia" fatta alla pellicola che deve essere eseguita con un hardware eccellente.

Per questo motivo il nostro laboratorio fotografico professionale specializzato in stampa fine art è dotato sia di uno SCANNER A TAMBURO che di uno SCANNER IMACON. 
Chiaramente il possesso di macchine di fascia iper professionale non garantisce la realizzazione di scansioni impeccabili.
Come anticipato il fattore umano e fondamentale poiché il flusso di lavoro implementato in fase di scansione, post produzione e pulizia si rivela fondamentale.

Fra gli errori più comuni c'è quello di affidare la gestione del colore al software dello scanner perdendo così la possibilità di intervenire creativamente sulle nostre immagini. Il bello della pellicola è che ci lascia grande spazio a interventi di coloring nel rispetto delle sue caratteristiche fondamentali. Inoltre lavorare su file lineari a bassissimo contrasto ci permette anche di sfruttare al massimo il range dinamico delle nostre pellicole.
Spesso ci troviamo davanti a servizi di scansione "commerciale" che propongono prezzi incredibili poiché il lavoro è totalmente automatizzato. Il risultato sono immagini che hanno poco a che vedere col loro supporto originale. 
I negativi che acquisiamo con i nostri scanner professionali vengono prima valutati e poi digitalizzati mediante un processo totalmente controllato dall'operatore. Questo produce immagini che contengono tutte le potenzialità dell'originale. La bellezza di questo flusso di lavoro consiste nel fatto che l'autore può interpretare le cromie e i contrasti come si trovasse in camera oscura. Il tutto può anche essere svolto insieme al nostro operatore usufruendo del SERVIZIO DI POST PRODUZIONE E STAMPA COLLABORATIVA.

Sempre nell'ottica di "rispettare" la nostra materia prima e cioè la pellicola è importante fare una riflessione sul concetto di incisione. In particolar modo i nativi digitali si aspettano dalla pellicola un'incisione e una risolvenza pari o superiore al digitale. Questo li porta a applicare in fase di scansione parametri di sharpening che rovinano totalmente l'immagine distruggendone il sapore fotografico.
Anche in questo caso eseguiamo scansioni che non hanno bisogno di essere rese più incise "artificialmente". Il nostro scanner a tamburo infatti è in grado di produrre immagini ricche di dettagli, a range dinamico esteso e con una grana compatta definita e piacevole senza bisogno di interventi in pre o post scansione.
L'incisione viene gestita solamente in fase di pre stampa e sempre seguendo il gusto dell'autore dell'immagine.

Un punto cruciale ma spesso sottovalutato è quello della pulizia  delle pellicole e delle immagini originate da scansione. La polvere e i graffi sono stati uno degli incubi più terrificanti che perseguitano i fotografi da sempre. La polvere è nemica non solo in fase di sviluppo e stampa ma anche durante la presa fotografica. Insomma la pellicola durante tutte la sua vita è letteralmente un magnete per la polvere a causa della sua carica statica!
Ormai viviamo in un mondo digitale dove il rapporto con la materia dell'immagine si sta perdendo. La post produzione ha reso possibile l'impossibile e ci ha illuso che i problemi di un'immagine possono essere risolti a posteriori. Purtroppo questo non è possibile in caso di polvere e graffi sulla pellicola.
Negli anni si sono alternati sistemi di pulizia automatizzata. Come avrete capito in questo campo automatizzato fa rima con arraffazzonato. I sistemi di pulizia automatica che molti scanner prosumer propongono funzionano relativamente bene in caso di scansioni in serie e a bassa risoluzione.
Questo tipo di filtri in genere rovinano non solo i dettagli ma anche la grana delle nostre amate pellicole vanificando così magari una scansione in origine più che buona.
Per ovviare a questo problema i negativi che ci vengono affidati sono puliti mediante materiali archiviali in fase di pre scansione. Questo trattamento pulisce e rende antistatica la pellicola senza danneggiarla in alcun modo. 
Una pellicola "fisicamente pulita" scansita in un ambiente asettico riduce al minimo la necessità di interventi digitali. Inoltre le pellicole scansite col nostro drum scanner devono essere montate mediante appositi liquidi al cilindro e poi sigillate mediante una speciale pellicola trasparente. Questo elimina non solo la polvere ma il liquido impiegato elimina gran parte dei graffi poichè li riempie totalmente.

Come abbiamo visto gli ostacoli da superare per trasformare uno scatto analogico in una stampa fine art sono molteplici e richiedono non solo attrezzature adeguate ma anche un flusso di lavoro frutto di una lunga esperienza.
Ma ora andiamo a vedere cosa aspettarci e come stampare le nostre pellicole nella Camera Oscura 2.0 composta dalle nostre postazioni di lavoro con monitor calibrati e dalle stampanti sia inkjet fine art che con INGRANDITORE DIGITALE LAMBDA DURST!


STAMPARE FINE ART NELLA CAMERA OSCURA 2.0

Quando si parla di stampa fine art spesso la diatriba è se sia meglio utilizzare mezzi digitali oppure totalmente analogici.
E' inutile prenderci in giro raccontandoci e raccontandovi che una fine art print realizzata con il nostro ingranditore digitale Durst oppure con plotter inkjet fine art di ultima generazione sia in qualche modo "analogica".Il termine analogico ormai è utilizzato dal marketing come un plus per vendere pellicole, macchine e servizi facendo leva sul suo innegabile fascino romantico ma la realtà è un altra e è a portata di mano.
Grazie a nostri quasi quaranta anni di lavoro a fianco di fotografi professionisti, artisti contemporanei e anche amatori abbiamo sviluppato una soluzione ibrida che amiamo chiamare Camera Oscura 2.0. Questa soluzione unisce: SVILUPPO PELLICOLE PROFESSIONALE, SCANSIONI HIGH END e STAMPA FINE ART SIA CON INGRANDITORE DIGITALE DURST CHE CON PLOTTER INKJET.

Si tratta di un flusso di lavoro completamente dedicato alla fotografia analogica che permette di sfruttare al meglio le sue caratteristiche unendole con le potenzialità dell'elaborazione digitale.
La camera oscura si apre quindi all'esterno e da ambiente chiuso e elitario diventa un luogo dove accogliere l'autore per lavorare con lui alla realizzazione della sua opera.

Chi si affida alla nostra esperienza infatti è sempre invitato a sedere accanto a noi al momento della lavorazione delle immagini per allineare la sua visione con l'opera finita. Chiaramente molti autori e fotografi ormai utilizzano con grande maestria i sistemi di elaborazione e spesso effettuano le correzioni in autonomia anche a distanza!Il fatto rimane che questo tipo di soluzione ibrida analogico/digitale  mette veramente nelle mani del fotografo il processo creativo senza alcun tipo di compromesso.

A questo punto ci stiamo sicuramente chiedendo come è possibile realizzare fine art print che partendo dalla pellicola mantengano la loro "anima" analogica?
Stampa Fine Art Bianco e Nero Per Letizia Battaglia
Una delle Stampe Fine Art Bianco e Nero realizzate per Letizia Battaglia in occasione della mostra "Identità Nomade" ospitata dal Museo Pecci.
Quando andiamo a realizzare una stampa fine art sia che si parta da un'immagine proveniente da scansione professionale di pellicola o da una macchina fotografica digitale è fondamentale tenere presente che non esistono modalità giuste o sbagliate ma soluzioni per ogni situazione.
Spesso siamo portati a pensare che certe carte o tecnologie di stampa funzionino in assoluto meglio con gli scatti su pellicola mentre altri ne rovineranno sicuramente la matericità e la "pasta". Questo è un assoluto che porta solo a una restrizione delle possibilità e preclude soluzioni che potrebbero esaltare il contenuto dell'immagine.

Nel momento in cui si vogliono realizzare stampe fotografiche fine art partendo dalla pellicola che si utilizzi un ingranditore digitale come il nostro Lambda
Durst oppure un plotter inkjet fine art di ultima generazione dobbiamo tenere presente il motivo per cui abbiamo scelto la pellicola e non cedere alle lusinghe dell'elaborazione digitale spinta. Questo discorso vale se uno vuole mantenere e valorizzare le caratteristiche uniche della pellicola e non va inteso come un assoluto o come un consiglio creativo.

Molti fotografi per mantenere una sorta di continuità scelgono di stampare le proprie pellicole mediante ingranditore digitale. Questo permette di imprimere fotograficamente l'immagine su carte fotosensibili sia colore che bianco e nero. Trattandosi di stampe cromogeniche per il colore il risultato è fisicamente identico a quello che si otterrebbe in camera oscura.
Avendo fra le mani una fotografia realizzata mediante processo fotochimico comunica immediatamente allo spettatore un estetica strettamente legata al mondo della fotografia analogica.
Il discorso è ancora forse più interessante per quanto riguarda la stampa bianco e nero con ingranditore digitale. Questa volta sotto l'ingranditore si vanno a mettere carte ai sali di argento ILFORD che una volta impressionate vengono sviluppate manualmente in camera oscura.
Ancora una volta abbiamo stampe sia baritate che satinate praticamente indistinguibili da quelle realizzate in maniera tradizionale. Il tutto con il valore aggiunto del totale controllo creativo da parte dell'autore grazie alle potenzialità della Camera Oscura 2.0 di cui abbiamo parlato precedentemente.

Sul versante opposto di questo approccio abbiamo invece chi decide di sfruttare le potenzialità della stampa fine art inkjet. Questo tipo di stampa ha come vantaggio la possibilità di stampare facilmente anche su carte rag matte molto simili a quelle per acquerello/incisione o anche su tela canvas. Inoltre una delle caratteristiche più interessanti dei plotter inkjet fine art di ultima generazione è quella di poter raggiungere gamut estremamente spinti.
Molto spesso abbiamo autori che scattano in pellicola e decidono di stampare su supporti apparentemente lontanissimi dall'estetica tipica della camera oscura classica. Il classico esempio di questa tendenza è a stampare i negativi analogici di foto estremamente morbide su carte cotone matte per andare a esaltarne ulteriormente il loro mood diafano.
Al contrario gli appassionati di fotografia su pellicola diapositiva invece trovano grande soddisfazione nello stampare su carte baritate o addirittura metallizzate a ampio gamut appunto per avere colori squillanti e vividezza estrema.

Abbiamo visto che per giustificare l'utilizzo di un supporto così complesso come la pellicola sono necessarie numerose accortezze e non solo strumenti di acquisizione e stampa appropriati ma anche questo spesso non basta.
L'unico modo per trovare la propria strada nel bellissimo mondo della fotografia su pellicola e della stampa fine art è quello di provare e sperimentare. Il nostro laboratorio fotografico da questo punto di vista è sempre felice di conoscere nuovi autori legati alla fotografia analogica e sta sviluppando nuovi servizi per dare massimo supporto a tutti gli amanti della fotografia analogica.

L.D.S.


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