MASSIMO LISTRI: “Il Palazzo del Quirinale: suggestioni d’autore” @ Palazzo del Quirinale

Il settore fotografico è uno dei primi a beneficiare dei progressi della tecnica. Storicamente è stato infatti sia territorio di scoperte che volano per l’accelerazione scientifica e tecnologica. Lungo questo percorso la stampa fotografica cioè quella che prevedeva la combinazione fra un medium foto sensibile e una foto impressione è stata via via soppiantata da quella a pigmento. Nel nostro settore siamo passati dalla stampa a ingranditore a quella a ingranditore digitale fino al moderno getto di inchiostro che sostituisce la foto impressione col pigmento. Dal 2004 al 2014 abbiamo assistito a una vera e propria “corsa al getto di inchiostro” grazie anche alla maggiore praticità di gestione di questa tecnologia di stampa. Negli ultimi anni questa tendenza è andata via via rallentando e a oggi nel 2017 pare addirittura in fase di livellamento. Infatti moltissimi giovani autori stanno riscoprendo i vantaggi e il gusto della stampa cromogenica anche perchè è la stampa preferita di moltissimi grandi autori ancora attivissimi. Fra questi autori veterani dell’immagine e in particolare della fotografia di architettura c’è Massimo Listri. Possiamo affermare che il nostro laboratorio è cresciuto con lui e che molte delle migliorie che abbiamo implementato negli anni sono frutto di sue necessità/suggerimenti. La mostra che abbiamo prodotto e installato presso il Palazzo del Quirinale l’anno scorso è una tappa fondamentale di questo percorso. La stampa cromogenica infatti è da sempre il supporto preferito per le immagini di Massimo Listri che vantano formati molto importanti e quasi mai inferiori a 100cm di lato corto. Seguire la realizzazione di questo tipo di opere infatti è possibile solamente all’interno di una struttura dove la parte di stampa fine art (in questo caso c-print lambda) e il reparto montaggi con annessa corniceria artigianale lavorano all’unisono. Massimo Listri ha prodotto gran parte delle sue immagini utilizzando il grande e il grandissimo formato analogico prediligendo le diapositive, la transizione al medio formato digitale tuttavia non ha modificato il gusto delle sue immagini la cui estetica rimane fondamentalmente “fotografica”. Per questo motivo, nonostante abbiamo realizzato per lui alcune pigment print Epson Digigraphie, Massimo Listri continua a preferire il sapore fotografico della stampa cromogenica Lambda su carta opaca. Le dieci opere di grandissimo formato (180 x 225 cm.) che compongono la sua personale ospitata dai magnifici locali del Palazzo del Quirinale sono infatti delle C-Print. Questo ha permesso di realizzare stampe importanti con un’ottimo dettaglio ma che tuttavia non cadono nell’iper realismo del digitale. Un giusto bilanciamento fra post produzione e stampa ha prodotto immagini la cui forza sta nella delicatezza dei passaggi tonali e la pienezza delle campiture. Trattandosi di fotografie di interni spesso affrescati ricchi di gessi e intonaci bianchi si è reso indispensabile regolare al meglio la quantità di informazioni nelle zone luminose per trovare il giusto compromesso fra contrasto e dettaglio. In questo le caratteristiche della stampa cromogenica ci hanno molto aiutato.
Viste le dimensioni ragguardevoli della serie e cioè opere di formato 150×360 cm. e 150×200 cm. la fase di post produzione collaborativa e di stampa è stata molto intensa. Abbiamo lavorato e finalizzato le immagini con l’autore per poi realizzare le prove di stampa che poi ci hanno portati senza problemi alle opere finite. Questo processo è stato coadiuvato anche dall’utilizzo di un nuovo RIP di stampa che permette di gestire le inchiostrazioni in maniera estremamente precisa. Infatti per ottenere neri pieni non bisogna semplicemente mettere più inchiostro possibile sulla carta ma anzi al contrario trovare la giusta misura di inchiostrazione che permette alla carta di assorbire il pigmento senza che ne venga affogata. In questa modo si ottengono ombre profonde, ricche di dettagli e senza nessun tipo di artefatto. Stampare a pigmenti in fine art ormai è una pratica alla portata dei più poiché l’informatizzazione ha enormemente semplificato e spesso banalizzato il processo di stampa. Essere un foto laboratorio professionale consiste nell’innovare questo tipo di pratiche e di padroneggiarle gestendole in maniera scientifica. Un lavoro come quello che abbiamo fatto per Gildardo infatti sarebbe stato impossibile senza avere avuto a monte una gestione del colore ormai rodata supportata da una post produzione finalizzata alla stampa fatta anche da tantissima esperienza. Come ultima cosa la gestione di stampe così grandi e delicate deve avvenire in uno spazio di lavoro grande e con personale qualificato. Eseguire montaggi su dibond e incorniciare opere così grandi non sono operazioni per niente banali. La cosa che più ci ha fatto piacere di questo ultimo lavoro è stata la linearità del processo di produzione della mostra in quanto dall’inizio alla fine tutti gli step si sono succeduti senza problemi o ripensamenti anche perchè abbiamo seguito in itinere le istruzioni dell’autore. Ora la mostra è già stata riposta nelle casse museali per il trasporto che abbiamo realizzato su misura e si trova in viaggio per il Messico dove verrà esposta nella città di Morelia.