Introduzione alla stampa fotografica professionale: Inkjet Fine Art e/o Giclée

Evoluzione della fotografia e della stampa digitale d'arte
La fotografia è legata a doppio filo con le tecniche di stampa. 
Durante la “Favolosa Era Analogica” lo svelamento e la fruizione delle immagini poteva avvenire solamente attraverso la stampa o la proiezione. La fotografia digitale ha cambiato tutto.
Oggi è scontato che le foto siano visibili da subito sul dorso della fotocamera o sul nostro smartphone. Addirittura è possibile avere una preview dell'immagine che stiamo per scattare poiché sono in commercio tantissimi dispositivi fotografici che applicano in maniera predittiva i settaggi di tempi,diaframmi e temperatura colore.
Con la diffusione della fotografia digitale nei primi anni 2000 si era arrivati a pensare che i supporti fisici di stampa sarebbero presto scomparsi a favore di schermi sempre più portatili e economici. Questo ha creato una grandissima crisi nell'ambito dei laboratori fotografici tradizionali poiché a un certo punto è sembrato che nessuno volesse più sviluppare ma soprattuto stampare.
L'esplosione del web ha fatto si che i fotografi commerciali si buttassero nella realizzazione di cataloghi digitali. I foto amatori invece si sono trovati improvvisamente la possibilità di scattare migliaia di immagini “a costo zero” da poter salvare su cd o dvd e rivedere comodamente con la famiglia e gli amici sul proprio televisore di casa.

Tuttavia la digitalizzazione del trattamento delle immagini ha avuto enormi ripercussioni non solo per quanto riguarda il modo di catturarle ma anche in quello della cosiddetta stampa d'arte o fine art.
Gli ultimi quindici anni non solo hanno visto l'avvicendarsi di sensori sempre più performanti e "intelligenti" ma anche di tecnologie di stampa che a oggi ci permettono di stampare sulle più svariate tipologie di carte con una risoluzione e una gamma tonale/cromatica mai vista prima.
Tutto questo però è rimasto in secondo piano fino a pochi anni fa, come accennato prima gli amatori sembravano aver sostituito il proiettore delle diapositive e le stampe fotografiche fine art col proprio PC o Televisore. Gli autori professionisti e i collezionisti sembravano gli unici ancora interessati a produrre e possedere delle “opere fisiche”.
Grazie ai festival di fotografia, alle letture portfolio e alle mostre fotografiche grandi e piccole il gusto e la cultura della stampa fotografica si sono mantenuti.
La crisi della fotografia stampata che è succeduta alla rivoluzione digitale purtroppo ha creato una sorta di vuoto generazionale all'interno del quale si sono formati moltissimi “giovani fotografi”.
E' curioso infatti vedere autori nativi digitali che scattano ormai da molti anni e che tuttavia non hanno mai stampato in maniera professionale una loro immagine.
Questo è ovviamente anche da imputare a una questione di marketing in quanto gran parte del mercato fotografico ruota intorno alle macchine fotografiche, ottiche, accessori e formazione. I grandi brand del commercio infatti solo negli ultimi anni hanno cominciato a presentare la stampa fine art come “sexy”.

E' necessario tuttavia precisare che la corsa alla fotografia digitale era cominciata sul finire degli anni ottanta quando si cominciò a assistere alla prima diffusione di scanner professionali (in gran parte a tamburo) dedicati al mondo dei fotoliti e della stampa tipografica. E' proprio in questo settore commerciale che assistiamo a un sistema di lavoro ibrido all'interno del quale il fotografo forniva le immagini sotto forma di diapositive che poi venivano digitalizzate e inserite negli impianti di stampa tipografici.
La fotografia e l'acquisizione/manipolazione digitale si sono evolute parallelamente per rispondere al bisogno di velocità e di accessibilità richiesti dal mercato e dagli utenti.


Possiamo affermare che oggi ci troviamo in un momento particolarmente fortunato in quanto l'accesso alla tecnologia è sempre più “democratico” e questo vale anche in campo fotografico.
E' possibile infatti stampare in fine art sia inkjet o con tecnologie ibride quali l'ingranditore digitale (nel nostro caso un Lambda Durst).
La disponibilità di sensori sempre migliori con prezzi bassi tuttavia non ha dato il colpo di grazia alla fotografia analogica che anzi sembra godere di una seconda giovinezza poiché permette di ottenere immagini considerate “uniche”. w

Il nostro laboratorio fotografico professionale si colloca in questo momento storico e artistico ibrido come un punto di riferimento per chi vuole ottenere il massimo dalle proprie immagini: siano esse state realizzate digitalmente che in maniera analogica.
Coprire questi due campi contemporaneamente è il frutto di 30 anni di esperienza nel dinamico e alle volte difficile settore della stampa fotografica fine art professionale.